Confessioni di una maschera è l’opera di debutto di Yukio Mishima. È un romanzo semi-biografico in cui Mishima racconta eventi autobiografici nascondendosi dietro i panni di Kōchan, e sta a noi decifrare cosa è invenzione e cosa, invece, ha fatto parte della vita di Mishima.
Kōchan nasce in una famiglia giapponese ormai decaduta. Durante l’infanzia viene cresciuto dalla nonna, che lo isola dagli altri bambini, portandolo all’isolamento e allo sviluppo di un carattere che diventerà dominante: il tema ricorrente è il suo desiderio carnale verso la mascolinità, la forza e la brutalità, insieme al desiderio di una morte gloriosa. Mishima usa immagini vivide per descrivere il suo desiderio, che mi hanno scioccato e hanno reso la lettura particolarmente traumatizzante, ma anche entusiasmante. Nelle pagine più esplicite avevo il tremore di girare pagina.
Mishima, però, non sarà in grado di accettare la sua passione carnale verso il suo stesso genere, che si sviluppa con Ōmi, il compagno di classe più grande e già in piena pubertà durante le medie. Nella sua adolescenza inizia a disprezzare la propria omosessualità come una «cattiva abitudine». Verso la seconda parte dell’opera, Mishima cerca di innamorarsi di una donna, Sonoko. All’inizio, Mishima convince sé stesso e il lettore di essersi innamorato di una donna, ma in realtà ne è incapace. Spezza il cuore a Sonoko e, alla fine, si ripete, nonostante continui a provare per lei un amore platonico.
Ho amato le descrizioni vivide di Mishima: non fa uso di allusioni, va dritto al punto e descrive con un dettaglio quasi grottesco tutte le sue fantasie sessuali, le cose che trova attraenti negli uomini che ama e in Sonoko. La lettura non è stata particolarmente impegnativa per quanto riguarda la comprensione del lessico di Mishima; probabilmente una parte è andata persa in traduzione, ma non è un autore complicato.
L’assenza di pudore nel descrivere lo sbocciare del suo sentimento omosessuale alla vista del dipinto di San Sebastiano è stato l’elemento che più ho apprezzato nel libro, così come la capacità di racchiudere con le parole i sentimenti nuovi ed estremi delle prime esperienze sessuali nell’adolescenza. Infatti, la capacità di Mishima di descrivere il proprio desiderio verso i suoi coetanei e i propri impulsi sessuali con estremo dettaglio e accuratezza rende la prima parte del libro un vero capolavoro.
Anche la tensione tra Sonoko e Mishima è un elemento che ho apprezzato: Mishima cerca di rifiutare il proprio lato omosessuale nel disperato tentativo di essere normale, per poi comprendere che questo lato è una parte integrante di sé e che non è persino in grado di eccitarsi alla vista di una donna nuda.
Non ho invece apprezzato il finale, che rimane molto inconclusivo. Mishima, infatti, ritorna da Sonoko nonostante lei sia ormai una donna sposata. Danzano insieme e si costruisce una tensione che, alla fine, non culmina in nulla, un' allusione alla loro relazione, che però rovina il finale. Credo che l’opera si sarebbe anche potuta concludere prima, con il rifiuto di Mishima di sposare Sonoko.
Confessioni di una maschera è quindi un romanzo pieno di tensione, che ti lascia senza fiato, scioccato e in tensione a ogni pagina, solo per poi concludersi senza un climax, con un finale molto tiepido.
8.5/10