Libro : L’idiota
Autore : Dostoevskij
⚠️ Sono presenti spoiler!
libro edizione Mondadori -trad Elena mantelli e Eugenia Maini; secondo me la migliore
Ragazzi, eccomi! Ho appena finito di leggere L’idiota di Dostoevskij. Diciamo che ci ho messo circa un mese e mezzo, visto che l’ho iniziato il 1° settembre. Tra impegni vari e tutto il resto, la lettura si è un po’ dilungata, ma devo dire che sono contento di avergli dedicato questo tempo. Forse è stato anche un bene, perché ho avuto modo di assimilare e riflettere su quello che succedeva.
Una cosa che voglio dire subito è che, leggendo questo libro, a un certo punto mi sono sentito io stesso un idiota. Mi immedesimavo io stesso nel protagonista, il principe Myškin, pensando come le gente vedesse me e le mie scelte di quanto a volte sono potuto essere io stesso ridicolo o i pensieri delle persone .
Devo dire, comunque, che è stato un libro che mi ha fatto anche molto divertire. In un certo senso, mi viene da definirlo quasi una soap opera! Ci sono avvenimenti assurdi, situazioni impreviste, colpi di scena continui. Ogni volta sembra che il lettore riceva colpi da tutte le parti, perché davvero non sai mai cosa aspettarti. E questa cosa mi è piaciuta tantissimo, perché è un libro che, nel complesso, non annoia.
Devo però aprire una parentesi: in alcune parti, secondo me, ci sono davvero troppi sproloqui. Penso soprattutto ai racconti del generale Ivolgin, oppure alla lunga confessione scritta di Ippolit, o Lebedev parlando dell’apocalisse ;
La confessione , l’ho trovata molto più interessante. Però ecco, sono forse gli unici momenti in cui la lettura mi ha un po’ rallentato e, lo ammetto, annoiato.
Tornando al romanzo, secondo me il mio modo di vedere il principe Myškin si è evoluto in tre fasi.
All’inizio lo consideravo non proprio un idiota, ma sicuramente una persona molto ingenua, quasi incapace di stare al mondo. Mi capitava di pensare: “Ma che cosa stai facendo?!”. Per esempio, quando si presenta alla festa di Nastas’ja Filippovna, mi dicevo: “Ma come ti viene in mente? Vai a una festa del genere, vestito così, senza nemmeno cambiarti?”. Lo so, è una questione di apparenze, però in quel momento davvero non riuscivo a capire certi suoi comportamenti. Mi sembrava quasi una persona fuori posto, che non sapesse minimamente come comportarsi in società.
Poi, andando avanti, ho cominciato a cambiare completamente idea.
Mi dicevo: “Mamma mia, poverino, ma questa è una persona davvero intelligente, oltre che estremamente sensibile!”. Mi colpiva soprattutto il modo in cui rispondeva agli altri. Non insultava, non attaccava, non cercava necessariamente di prevalere sull’interlocutore, eppure riusciva spesso a dare risposte molto lucide, a volte persino taglienti, senza perdere la sua gentilezza.
Mi viene in mente anche Evgenij Pavlovič, che a un certo punto riconosce che il principe non è affatto lo sciocco che aveva immaginato.
Ecco, questo aspetto mi è piaciuto moltissimo. Anzi, penso che sia una delle cose che mi porterò dietro da questa lettura: non bisogna necessariamente rispondere a un’offesa con un’altra offesa. Si può essere intelligenti, fermi e persino mettere in difficoltà qualcuno senza diventare aggressivi.
Allo stesso tempo, mi dispiaceva vedere come Myškin venisse spesso preso in giro o sottovalutato. Le persone che lo circondano, secondo me, gli vogliono anche bene, ma alcune finiscono per approfittarsi della sua bontà. Penso a Lebedev, a Keller e, in certi momenti, persino alla famiglia Epančin, che sembra considerarlo un po’ un inetto.
Eppure lui riesce sempre, in qualche modo, a farsi voler bene. Perché, alla fine, è una persona buona, davvero buona.
Una cosa che mi ha colpito particolarmente è anche il rapporto con Ganja. All’inizio Ganja lo tratta malissimo, quasi come fosse un nemico, e invece Myškin, senza fargli la guerra e senza cercare vendetta, riesce non si sa come a “domarlo”. Alla fine si crea persino una sorta di amicizia e di confidenza tra i due. Certo, Ganja rimane un personaggio con i propri interessi e le proprie ambizioni, perché in questo romanzo tutti tramano, tramano e tramano! Però è interessante vedere come il principe riesca a cambiare, almeno in parte, il rapporto con una persona che inizialmente lo disprezzava.
E poi arriviamo alla terza fase, quella del finale.
E qui mi sono ritrovato a pensare: Ma allora è veramente un idiota !!
Perché, alla fine, non è riuscito a salvare nessuno. Non è riuscito a salvare se stesso, non è riuscito a salvare Aglaja, non è riuscito a salvare Nastas’ja Filippovna e nemmeno Rogožin.
Ed è questa la cosa che mi ha lasciato più perplesso.
Io capisco la sua bontà, la sua compassione, il suo bisogno quasi disperato di aiutare gli altri. Capisco anche il legame profondissimo e, secondo me, malato che si crea con Rogožin. I due diventano persino fratelli di croce, e questa cosa rende il loro rapporto ancora più particolare.
Però a un certo punto mi sembrava quasi che Myškin si sentisse obbligato ad accettare tutto, persino una sorta di punizione da parte di Rogožin, come se avesse una colpa da espiare per non aver mantenuto la promessa fatta riguardo a Nastas’ja.
Ma perché? Perché sentirsi sempre responsabile di tutto e di tutti?
E anche la scelta tra Aglaja e Nastas’ja Filippovna mi ha lasciato davvero combattuto.
Forse Myškin sceglie Nastas’ja perché sa quanto sia fragile, tormentata, incapace di trovare pace. Forse prova per lei soprattutto pietà, compassione, e sente di doverla salvare a tutti i costi. Magari intuisce persino che, tornando da Rogožin, potrebbe andare incontro alla morte. E quindi decide di non abbandonarla.
Però, nel tentativo di salvare lei, finisce per perdere Aglaja. E alla fine perde entrambe.
E povera Aglaja, tra l’altro! Anche lei fa una fine tristissima. Una ragazza intelligente, orgogliosa, a volte persino insopportabile nella sua supponenza, ma che mi piaceva molto proprio per il suo carattere. E invece finisce per sposare un sedicente conte polacco, che poi si scopre non essere affatto quello che diceva di essere, e si lascia trascinare in una situazione che la allontana persino dalla sua famiglia.
Mamma mia, che disastro!
Nastas’ja viene uccisa, Rogožin viene condannato ai lavori forzati in Siberia, Aglaja va incontro a un destino infelice e Myškin, dopo tutto quello che è successo, ricade in uno stato di totale incapacità mentale e viene riportato nella clinica in Svizzera.
Praticamente entra in questo mondo, cerca di fare del bene a tutti e ne esce completamente distrutto, tornando a una condizione simile a quella da cui era partito, se non peggiore.
E allora mi chiedo: ma ha sbagliato tutto?
Perché per buona parte del libro io l’ho considerato davvero l’eroe della storia. Una persona dai sentimenti nobili, con una bontà quasi fuori dal comune. E capisco anche perché si possa vedere in lui una figura che richiama Cristo.
Però, allo stesso tempo, mi viene da definirlo un eroe idiota. Un eroe che, pur avendo le migliori intenzioni, non riesce a scegliere, non riesce a salvare nessuno e forse non riesce nemmeno a comprendere fino in fondo il mondo in cui si trova.
E questa cosa mi fa riflettere: può bastare essere una persona buona, se poi non si è capaci di affrontare la realtà e le conseguenze delle proprie scelte?
Forse è proprio questo uno degli aspetti più tragici del romanzo. Myškin è una persona straordinaria dal punto di vista umano, ma sembra quasi incapace di vivere.
E forse è anche per questo che, alla fine, mi sono detto lui è un idiota. Perché prima lo giudicavo ingenuo, poi lo ammiravo profondamente e infine mi sono ritrovato a mettere in discussione tutto quello che pensavo di aver capito di lui.
Comunque, al di là di queste riflessioni, devo dire che ho apprezzato tantissimo anche certi caratteri forti, soprattutto la supponenza di Aglaja e quella di Nastas’ja Filippovna, le beccate che lanciava Ippolit . I loro modi di rispondere, di provocare, di mettere in difficoltà gli altri. Sono personaggi che, nel bene e nel male, non si dimenticano facilmente.
E poi vogliamo parlare delle situazioni assurde? Una delle scene più incredibili, secondo me, è stata quella in cui Burdovskij si presenta sostenendo di essere il figlio illegittimo di Pavliščev, il benefattore di Myškin, e pretende del denaro! Oppure quando durante il concerto Scoppia la rissa tra Nastas’ja e quel maleducato haha.
Ma veramente, in questo libro succede di tutto. Ogni volta che pensavo di aver capito dove stesse andando la storia, ecco che arrivava qualche nuovo personaggio o qualche situazione completamente imprevedibile.
Insomma, per concludere, è un libro che mi ha divertito, fatto arrabbiare, dispiacere e soprattutto riflettere molto. A volte mi ha fatto anche perdere la pazienza, ma non posso dire che mi abbia lasciato indifferente.
E continuo a pensare che, per certi versi, sia stata una grandissima soap opera, con personaggi che tramano, si innamorano, si odiano, si perdonano, si contraddicono e finiscono per rovinarsi la vita a vicenda.
Però, dietro a tutto questo, c’è molto di più .